UN OMAGGIO DOVEROSO

I film che hanno "dato voce a chi non ce l'ha"

Con la mostra “Insistenze” ospitata a Palazzo Todesco intendiamo rendere omaggio alla figura di Giuseppe Taffarel e valorizzare la memoria di questo nostro concittadino che ha saputo guadagnarsi notorietà e considerazione nel campo della cinematografia del secondo dopoguerra. A Roma infatti aveva partecipato a quell’ambiente culturale da cui scaturirono il Neorealismo e la Scuola Romana ed era entrato in contatto con artisti, intellettuali, giornalisti, attori e scrittori con i quali condivise il fermento culturale di quegli anni. La mostra è inserita nel programma degli eventi che, nell’occasione del centenario della nascita e dei dieci anni dalla morte, vuole ricordare l’attore, il regista e l’uomo. Si pone inoltre come interessante stimolo per una riflessione e un’analisi più approfondita sulla sua opera e permette di comprenderne le tematiche e la forza del linguaggio filmico attraverso un percorso espositivo di sicuro fascino e valore. L’accurata scelta dei documentari e del materiale esposto consente di presentare una panoramica completa del suo lavoro, della personale ricerca socio-antropologica, del pensiero artistico e del legame stretto con la sua terra e le sue origini. Per questo siamo certi che l’evento potrà essere apprezzato in una città che desidera mettere in risalto la sua storia e ricordare i propri cittadini illustri; sarà inoltre un’occasione per tutti di avvicinarsi al movimento cinematografico del Neorealismo e di comprenderne le specifiche caratteristiche espressive. Palazzo Todesco, che ha ospitato negli anni mostre di pittura e fotografia, diviene ora per la prima volta contenitore privilegiato per la “settima arte”. Un riconoscente ringraziamento va a tutti coloro che hanno contribuito a vario titolo alla realizzazione di questa particolare esposizione.

Il Sindaco
Antonio Miatto

L’assessore alla Cultura
Antonella Uliana

INSISTENZE

Retrospettiva sul regista, attore e sceneggiatore vittoriese
09.04.2022 > 10.07.2022

Giuseppe Taffarel nasce il 1° marzo del 1922 a Forcal, frazione di Vittorio Veneto, e vive la propria infanzia a Longhere con il padre lavoratore, la madre massaia e le due sorelle minori. Il padre Pietro è tra i primissimi iscritti al Partito Comunista di Vittorio Veneto; fervente antifascista, è costretto a cambiare spesso lavoro ed è sottoposto a continui controlli e limitazioni a causa dei quali la famiglia vive in condizione economica non agiata. Non disponendo delle risorse necessarie per continuare gli studi superiori, dopo le elementari Giuseppe frequenta la scuola industriale di avviamento al lavoro. Si dedica comunque all’apprendimento e alla lettura per nutrire i suoi molti interessi, tra i quali spicca la passione per il teatro, in cui esordisce all’età di 15 anni. Forma una compagnia di coetanei che si esibisce localmente per i paesani e i contadini mettendo in scena Shakespeare, D’Annunzio e molti altri. Nonostante l’ostilità di alcuni compaesani, persegue l’impegno teatrale sfruttando il salone dei frati Carmelitani e realizzando una rivista a diffusione locale fino a quando, spinto da questa passione, parte per Roma 19enne. Dopo una serie di tentativi riesce ad entrare all’Accademia d’Arte Drammatica ispirando simpatia allo stesso direttore Silvio D’Amico. Passerà poi al Centro Sperimentale di Cinematografia cominciando così la sua avventura cinematografica grazie ad alcuni ruoli di comparsa. Il 1943 è però anche l’anno dei bombardamenti alleati e dell’occupazione tedesca della capitale: due fatti che spingono Giuseppe a ripartire per Vittorio Veneto, dove riesce a tornare dopo un viaggio rocambolesco. Nella città natale riprende i contatti coi comunisti del posto ed entra nella Resistenza con il nome partigiano di Katin e il ruolo di capo del Centro di Sabotaggio della brigata Tollot, dove custodisce il materiale che gli aerei alleati lanciano ai partigiani. Qui si guadagna il soprannome di “Partigiano di zucchero” dopo aver fatto saltare un treno pieno di zucchero, raccolto poi dalla popolazione locale. Nel frattempo tutta la famiglia lo raggiunge sulle montagne dopo che la sua casa, prima nella provincia di Treviso, viene bruciata dai tedeschi. Tra i compagni della lotta partigiana spiccano due personalità di primo piano nel panorama artistico culturale italiano: il pittore veneziano Emilio Vedova e lo sceneggiatore bellunese Rodolfo Sonego, conosciuti sull’altopiano del Cansiglio. Dopo la guerra torna a Roma dove mantiene i rapporti con Sonego ed entra nel circuito della Scuola Romana, familiarizzando con artisti come Renato Guttuso e Mario Mafai e con moltissimi giornalisti e intellettuali protagonisti della temperie culturale del dopoguerra da cui sta scaturendo il Neorealismo. Tra le curiosità di questo periodo spicca la convivenza biennale con Sophia Loren, con cui condivide un appartamento in piazza Bologna. Si dedica ai più svariati lavori per sbarcare il lunario, compresa una collaborazione con Gianni Rodari. Al contempo si inserisce pienamente nel grande fermento culturale di quegli anni, entrando in contatto con Pier Paolo Pasolini, Glauco Pellegrini, Francesco Pasinetti, Sergio Amidei, Anna Magnani, Virna Lisi, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Cesare Zavattini, Indro Montanelli e Aldo Fabrizi, che come lui frequentano bar e trattorie, i principali centri culturali del Neorealismo. Si crea nel frattempo il legame fortissimo con Sonego e la fondamentale collaborazione con il regista Glauco Pellegrini, allievo di Pasinetti, che inizia Taffarel all’arte documentaristica. Ne scaturisce una fervida produzione (tra cui “Ceramiche umbre”, il primo film documentario a colori nella storia del cinema italiano), sempre caratterizzata dall’interesse antropologico e dalla centralità degli esseri umani. Nel 1951 dimostra le proprie doti di ottimo attore a fianco di Gina Lollobrigida nel ruolo di protagonista del capolavoro neorealista “Achtung! Banditi!” di Carlo Lizzani. Taffarel partecipa come attore ad oltre una ventina di film, fino a quando esordisce alla regia nel 1960 con “La croce”, la pellicola che lo spinge a dedicarsi definitivamente al ruolo di regista e alla produzione documentaristica. Ne nasceranno circa 320 documentari realizzati fra gli anni 60 e la metà degli anni 80. I suoi lavori spaziano dalla ricerca socio-antropologica alla documentazione del patrimonio artistico e culturale, fino allo sport e alla storia partigiana di cui aveva fatto parte attivamente. Fin dagli anni 60 la sua produzione riguarda anche la televisione, in un rapporto continuativo che proseguirà sino a fine carriera: “Tg2 Scienza”, “Medicina 33”, “Sereno Variabile”, “Bella Italia” e molte altre importanti trasmissioni si avvalgono dei suoi cortometraggi, alcuni dei quali ottengono importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali. Lavora anche alla realizzazione di spot pubblicitari e fiction per ragazzi. Nel 1965, ormai affermato a livello nazionale e conosciuto anche all’estero, si sposa con Luana, impiegata nel settore audiovisivo come montatrice alla Rai; nel 1967 diventa padre di Michela. Nel 1994 Taffarel lascia Roma e torna a Vittorio Veneto, dove rimane con la moglie e la figlia fino alla morte, avvenuta il 9 aprile 2012.

Le insistenze di Giuseppe Taffarel

" Un primo piano lo tieni, lo tieni, lo tieni, lo tieni, perchè coinvolgi il pubblico. Il pubblico guarda, guarda, guarda, guarda e l'insistenza ti porta a considerare quel personaggio e a vedere cose che viceversa sparirebbero.".

Paolo Marton
Treviso, 1986


Informazioni mostra

promossa da
Regione del Veneto

organizzata da
Comune di Vittorio Veneto

Con il Patrocinio
Comune di Belluno
Comune di Auronzo
Comune di Valstagna
Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova

Media partner
RAI Veneto
Cineteca di Bologna

Con la collaborazione di
ANPI Vittorio Veneto Div. Nino Nannetti
ISREV Aps
Lago Film Fest
La Tenda Tv
Psiche 2000

Foto
Archivio Famiglia Taffarel
Archivio ISREV di Vittorio Veneto e Archivio Privato Pier Paolo Brescacin, Vittorio Veneto
Cineteca di Bologna
Umberto Barison

Video
Cineteca di Bologna
Famiglia Taffarel
La Tenda TV

Testi tratti da
Umberto Barison, Il racconto umano e sociale nel documentario di Giuseppe Taffarel, Tesi del Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Multimediali, Relatore: dott. Gabriele Coassin, Università degli Studi di Udine, Anno Accademico 2003/2004 Michele Fornelli, L’osservazione della realtà nell’opera di Giuseppe Taffarel. Il suo cinema tra mondi perduti e il mestiere di documentarista, Tesi del Corso di Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale, Relatore: prof. Mirco Melanco, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2013/2014
Mirco Melanco, Giuseppe Taffarel. La poetica del vivere nel documentario neorealista, in Fazzoletti di terra, DVD restaurato (insieme a L'alpino della Settima e a Via Crucis) cofanetto prodotto dal Comune di Valstagna e della Regione del Veneto (2012)
Isabella Peghin, Giuseppe Taffarel, Tesi del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, Relatore: prof. Luciano De Giusti, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 2003/2004
Andrea Posocco, Achtung banditen: racconti di vita partigiana / di Giuseppe Taffarel, Vittorio Veneto, ISREV, 2005

Progetto grafico, materiali multimediali e allestimento
I AM Comunicazione

Si ringraziano
Famiglia Taffarel, Umberto Barison, Michele Fornelli, Andrea Meneghelli, Mirco Melanco, Isabella Peghin

PALAZZO TODESCO

Già Palazzo Cesana Bonaccorsi

Così descriveva il palazzo Antonio Moret nella sua “Serravalle piccola Firenze del Veneto” (Vittorio Veneto, 1977): “Fu costruito, probabilmente, dal figlio dell’eroico Bartolomeo dei Conti Cesana da Collo – Testa o Bonaccorsi, dopo la sistemazione definitiva della piazza Flaminio e su parte dell’area rimasta libera dopo la demolizione delle casa di Missier Sarcinello decisa dalla Comunità nel 1566. Posto di fianco alla “Loza” e ad angolo fra la via Riva e la piazza, domina da un rialzo tutta la Calgrande. Le due facciate, sud e ovest, poggiano su molti archi sostenuti da colonne decisamente alte verso la piazza, e da colonne digradanti in altezza e sempre più massicce lungo il pendio della riva. I capitelli delle colonne nella facciata principale hanno tutti la stessa forma e proporzione, quelli della facciata laterale invece si presentano più tozzi, quasi arcaici, come le colonne. (…) Tutto l’insieme di questo palazzo, ricco di finestre, di poggioli allineati su tutti i piani, mostra una certa elegante fastosità rinascimentale. Sul capitello della colonna ad angolo è scolpito lo stemma di questo ramo della famiglia dei Cesana: “quattro più cinque bande disposte orizzontalmente in campo aperto”. Sul capitello di una bassa colonna appoggiata all’angolo destro della facciata vi è un altro stemma: “due bastoni incrociati con gemme”, probabilmente di quella famiglia che possedeva il palazzo adiacente demolito dall’amministrazione austriaca nel 1817 per far posto alla nuova strada dell’Alemagna, quella strada che sventrò il quartiere più antico di Serravalle e destinò ad una lenta e inesorabile morte la vitalissima “Riva de piazza”. Sulle chiavi di volta di tutti gli archi della facciata vi sono dei caratteristici mascheroni scolpiti in pietra.” In seguito, il proprietario del Palazzo fu Giuseppe Todesco. Nato nel 1877, Todesco si laureò in legge e intraprese la carriera notarile. Il 16 ottobre 1921 fu eletto Consigliere Comunale (lista Socialista). Cessò il successivo ottobre 1922 a seguito dello scioglimento del Consiglio stesso. Esercitò le funzioni di Notaio in Ceneda, quale coadiutore di Luigi Rossi (1926) e poi in Serravalle fino alla morte, avvenuta nel 1961. Alla sua morte, lasciò in eredità al Comune di Vittorio Veneto il Palazzo Cesana Bonaccorsi di sua proprietà che prese il nome di Palazzo Todesco.

Informazioni


Palazzo Todesco

Piazza Flaminio - Serravalle

31029 Vittorio Veneto (TV)

Italy


info@palazzotodesco.it

fb comune di vittorio veneto


Alcune fotografie esposte in mostra
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